Anatomia di un Diritto: il Diritto alla Salute nelle patologie neuromuscolari
Il diritto alla salute rappresenta uno dei diritti fondamentali della persona umana ed è riconosciuto a livello internazionale, europeo e costituzionale. Nel contesto italiano, però, il principio di universalità del Servizio Sanitario Nazionale si confronta quotidianamente con profonde diseguaglianze territoriali che incidono concretamente sull’accesso alle cure, sulla qualità della presa in carico e, in alcuni casi, persino sulla sopravvivenza delle persone.
Questo fenomeno emerge in maniera particolarmente evidente nelle malattie rare e, in modo ancora più marcato, nelle patologie neuromuscolari progressive come la distrofia muscolare di Duchenne e Becker. In questi contesti, infatti, la possibilità di accedere tempestivamente a diagnosi, cure specialistiche, riabilitazione, ventilazione, tecnologie assistive e presa in carico multidisciplinare può dipendere in modo significativo dal territorio di residenza.
Il diritto alla salute come diritto fondamentale
Il diritto alla salute trova solide basi nel diritto internazionale. Già la Costituzione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità del 1946 definisce la salute non semplicemente come assenza di malattia, ma come uno “stato di completo benessere fisico, mentale e sociale”, riconoscendola come diritto fondamentale di ogni essere umano senza distinzione di razza, religione o condizione economica.
Pochi anni dopo, la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo del 1948, all’Articolo 25, riconosce il diritto di ogni individuo ad un adeguato livello di salute e benessere, stabilendo che ogni persona ha diritto ad un tenore di vita sufficiente a garantire la salute propria e della sua famiglia, inclusa l’assistenza medica e i servizi sociali necessari. La salute viene quindi considerata non solo come assenza di malattia, ma come condizione necessaria per la dignità umana.
Un ulteriore riferimento fondamentale è rappresentato dal Patto Internazionale sui Diritti Economici, Sociali e Culturali del 1966. L’Articolo 12 impegna gli Stati firmatari a riconoscere il diritto di ogni individuo al godimento del massimo livello possibile di salute fisica e mentale, promuovendo azioni concrete per la riduzione della mortalità infantile e per il trattamento delle malattie epidemiche ed endemiche.
Particolarmente importante per le persone con patologie neuromuscolari è la Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità del 2006, ratificata dall’Italia con la Legge n. 18/2009. La Convenzione rappresenta un passaggio fondamentale perché supera il modello assistenzialistico e introduce un approccio basato sui diritti umani e sulla piena partecipazione sociale.
L’Europa e l’uguaglianza nell’accesso alle cure
Anche l’Unione Europea ha progressivamente consolidato il proprio ruolo nella tutela della salute pubblica. La Carta Sociale Europea del 1961, aggiornata nel 1996, riconosce all’Articolo 11 il diritto alla protezione della salute e impegna gli Stati membri a prevenire le malattie, garantire l’accesso alle cure e ridurre le cause di cattiva salute.
Successivamente, la Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea del 2000, adattata nel 2007, ha stabilito all’Articolo 35 che “ogni individuo ha diritto di accedere alla prevenzione sanitaria e di ottenere cure mediche”. In questo quadro, il diritto alla salute viene strettamente collegato ai principi di uguaglianza, non discriminazione e coesione territoriale.
Un ulteriore riferimento è il Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea del 2009 che, all’Articolo 168, dispone che nella definizione e nell’attuazione di tutte le politiche e attività dell’Unione debba essere garantito un livello elevato di protezione della salute umana, incoraggiando la cooperazione tra gli Stati membri.
Nel 2017 il Pilastro Europeo dei Diritti Sociali ha rafforzato ulteriormente questi principi. Il principio n. 16 sancisce infatti il diritto ad un accesso tempestivo a cure sanitarie preventive e terapeutiche di qualità. Questo aspetto assume un’importanza particolare nelle malattie rare, nelle quali il tempo diagnostico e l’accesso precoce alle cure possono modificare direttamente la prognosi e la qualità della vita.
Il Servizio Sanitario Nazionale tra universalità e regionalizzazione
L’ordinamento italiano presenta una delle formulazioni più avanzate a livello globale in materia di tutela della salute. Il fondamento costituzionale è rappresentato dall’Articolo 32 della Costituzione Italiana del 1948, secondo cui “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività”. La salute assume quindi una dimensione individuale, collettiva e universalistica.
Questo principio trova applicazione concreta nella Legge 833 del 1978, che istituisce il Servizio Sanitario Nazionale superando il precedente sistema mutualistico e fondandosi sui principi di universalità, uguaglianza, equità e solidarietà. La norma sancisce il diritto alla prevenzione, alla cura e alla riabilitazione.
Con il Decreto Legislativo 502 del 1992 prende però forma la progressiva regionalizzazione del sistema sanitario. Questo processo produce capacità organizzative differenti, modelli regionali diversi e disomogeneità nell’accesso alle cure. Nel tempo si sviluppa così un sistema sanitario formalmente nazionale ma sostanzialmente frammentato.
I LEA, ovvero i Livelli Essenziali di Assistenza, definiscono le prestazioni che dovrebbero essere garantite uniformemente su tutto il territorio nazionale. Tuttavia, la loro attuazione concreta varia profondamente in relazione ai tempi di accesso, all’intensità riabilitativa, alla disponibilità di assistenza domiciliare, all’erogazione di ausili e all’accesso alle tecnologie assistive.
Anche la Legge 104 del 1992 rappresenta uno strumento fondamentale per le persone con patologie neuromuscolari, poiché tutela integrazione sociale, assistenza, inclusione scolastica e sostegni lavorativi e familiari. Nella pratica, però, la sua applicazione risulta spesso molto diversa da territorio a territorio.
Un passaggio decisivo è rappresentato dalla riforma del Titolo V della Costituzione del 2001, che ridefinisce il rapporto tra Stato e Regioni. Lo Stato mantiene la competenza esclusiva nella definizione dei LEA e nella garanzia dell’uguaglianza dei diritti di salute, mentre le Regioni assumono la responsabilità della programmazione, organizzazione e gestione dei servizi sanitari attraverso ASL e ospedali.
Questo federalismo sanitario ha portato alla frammentazione del sistema in 21 differenti sistemi sanitari regionali, generando forti disparità territoriali nella qualità e nei tempi di erogazione delle cure. In molte situazioni si assiste a fenomeni di mobilità sanitaria passiva, con persone costrette a spostarsi dal Sud al Centro-Nord per ottenere trattamenti più efficienti o specialistici.
Negli ultimi anni sono stati introdotti strumenti specifici per le malattie rare. La Legge 10 novembre 2021, n. 175, conosciuta come Testo Unico Malattie Rare, introduce disposizioni per la cura delle malattie rare e per il sostegno alla ricerca e alla produzione dei farmaci orfani, con l’obiettivo di garantire omogeneità dell’assistenza sul territorio nazionale.
Il Piano Nazionale Malattie Rare 2023-2026 riconosce inoltre la necessità di rafforzare le reti cliniche, la multidisciplinarietà, la continuità assistenziale, l’integrazione socio-sanitaria, la raccolta dati e i registri, sottolineando il principio di equità di accesso alle cure.
Quando il CAP determina la prognosi nelle malattie rare
Nonostante i solidi presupposti costituzionali di equità e universalità, la realtà operativa del Servizio Sanitario Nazionale mostra profonde fratture. La riforma del Titolo V ha attribuito alle Regioni competenze organizzative dirette in ambito sanitario, generando di fatto 21 sistemi sanitari differenti.
Sebbene lo Stato definisca i LEA, l’effettiva erogazione delle prestazioni, i tempi di attesa, l’efficienza organizzativa e la disponibilità delle risorse variano significativamente tra Nord e Sud del Paese. Questo fenomeno viene spesso definito “lotteria del CAP”, perché la qualità delle cure e persino l’aspettativa di vita possono dipendere dal territorio di residenza.
Formalmente i diritti sono universali, i LEA sono nazionali e il Servizio Sanitario Nazionale è pubblico. Nella pratica, però, i servizi disponibili cambiano profondamente tra Regioni e persino tra ASL della stessa Regione. In molti casi la qualità della presa in carico dipende dalla presenza di un singolo centro di eccellenza.
Nelle malattie rare questo fenomeno risulta ancora più evidente per la necessità di competenze altamente specialistiche, continuità riabilitativa, tecnologie avanzate ed équipe multidisciplinari permanenti.
A questo proposito Parent Project sta portando avanti un questionario relativo alla presa in carico sanitaria (diagnostica, riabilitativa, farmaceutica, di accesso alle cure e agli ausili) che potete trovare qui:
L’impatto della frammentazione regionale sulle malattie rare e neuromuscolari è particolarmente rilevante. Non tutte le Regioni hanno recepito e implementato PDTA specifici e aggiornati, con la conseguenza di ritardi diagnostici anche molto lunghi. L’approvazione di un farmaco da parte di AIFA non garantisce inoltre un accesso uniforme sul territorio nazionale, poiché i Prontuari Terapeutici Regionali introducono ulteriori passaggi burocratici che possono rallentare l’avvio dei trattamenti.
La carenza di centri specializzati in alcune aree del Paese costringe molte famiglie a spostarsi verso strutture del Centro-Nord, generando un forte impatto psicologico, sociale ed economico. Le patologie neuromuscolari progressive richiedono infatti neurologia, pneumologia, cardiologia, fisiatria, nutrizione clinica, fisioterapia specialistica, ventilazione, supporto psicologico e presa in carico sociale. Quando questa rete non esiste o è incompleta aumentano la perdita funzionale, il numero di complicanze, il carico assistenziale familiare e peggiora la qualità della vita.
Il federalismo sanitario ha così prodotto differenze nei modelli organizzativi, nei finanziamenti, nei servizi territoriali e nei livelli di competenza, trasformando il diritto alla salute da diritto universale a diritto geografico. In questo scenario il CAP di residenza può incidere concretamente sull’aspettativa di vita, sulla perdita della deambulazione, sull’accesso alla ventilazione, sulla frequenza scolastica e sull’inclusione sociale.
Duchenne e Becker: quando il territorio incide sulla qualità della vita
La distrofia muscolare di Duchenne e Becker, rappresenta uno degli esempi più evidenti di come l’organizzazione territoriale possa condizionare direttamente la qualità e l’aspettativa di vita delle persone.
La distrofia muscolare di Duchenne e Becker è una patologia genetica rara, a trasmissione recessiva legata al cromosoma X, caratterizzata da una progressiva degenerazione del tessuto muscolare che colpisce prevalentemente i maschi. Oggi, grazie ai progressi degli Standard di Cura internazionali, la storia naturale della patologia è profondamente cambiata e l’aspettativa di vita si è estesa dall’adolescenza fino alla terza o quarta decade di vita. Tuttavia, questi risultati sono possibili solo in presenza di una presa in carico multidisciplinare rigorosa e continuativa.
Gli elementi che variano maggiormente in base al territorio riguardano la presa in carico multidisciplinare, l’assistenza domiciliare integrata, la fisioterapia neuromuscolare e respiratoria, la gestione delle emergenze e la transizione all’età adulta.
In alcune aree del Paese è possibile accedere rapidamente alla diagnosi genetica e ad una presa in carico specialistica immediata. In altre, invece, persistono ritardi diagnostici di anni, accesso limitato ai test genetici e assenza di centri specialistici.
Anche la riabilitazione rappresenta uno dei principali determinanti prognostici. Alcune regioni garantiscono continuità terapeutica, mentre altre impongono limiti numerici o interrompono le terapie dopo pochi cicli. Esistono inoltre profonde differenze nell’accesso domiciliare e nelle tariffe riconosciute.
L’accesso precoce alla ventilazione non invasiva modifica significativamente sopravvivenza e qualità di vita, ma non tutti i territori dispongono di équipe esperte o di adeguata assistenza respiratoria domiciliare. In alcuni casi le famiglie sono costrette a trasferirsi per ricevere cure appropriate.
Anche i farmaci innovativi mostrano forti differenze territoriali nei tempi autorizzativi e nei percorsi prescrittivi, con conseguente accesso precoce in alcuni territori e ritardi significativi in altri.
Infine, la disponibilità e le tempistiche di erogazione di carrozzine elettroniche, comunicatori, sollevatori, domotica e sistemi di postura personalizzata variano profondamente tra regioni, ASL e distretti sanitari.
Disuguaglianze territoriali e diritto alla salute: una questione costituzionale
Le diseguaglianze territoriali nelle malattie rare pongono una questione costituzionale profonda. Se la qualità delle cure, la sopravvivenza, l’accesso alle tecnologie e la continuità assistenziale dipendono dal territorio di nascita o di residenza, allora il principio di uguaglianza sostanziale sancito dall’Articolo 3 della Costituzione rischia di essere compromesso.
L’Articolo 3 afferma infatti che “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge”. Il tema, quindi, non riguarda soltanto l’efficienza sanitaria, ma la tutela concreta dei diritti fondamentali della persona.
“Quando il CAP di residenza determina tempistiche diagnostiche, prognosi, qualità di vita e sopravvivenza, la diseguaglianza sanitaria smette di essere soltanto un problema amministrativo ma diventa una questione di diritti umani, giustizia sociale e cittadinanza costituzionale.”
Fabio Amanti, Responsabile Relazioni Istituzionali di Parent Project.
Le patologie rare e neuromuscolari rappresentano uno “stress test” del sistema sanitario italiano. La distrofia muscolare di Duchenne e Becker mostra chiaramente che la salute non dipende soltanto dalla patologia, ma anche dall’organizzazione dei servizi, dalla continuità assistenziale, dalla presenza di reti competenti e dal territorio di residenza.
Garantire realmente il diritto alla salute significa quindi ridurre le diseguaglianze territoriali, assicurare uniformità nell’accesso alle cure e costruire reti cliniche e assistenziali capaci di accompagnare le persone con patologie rare e neuromuscolari lungo tutto il percorso di vita.
Riforma della disabilità 2024: cosa cambia con il Progetto di Vita
La riforma della disabilità 2024, introdotta con il Decreto Legislativo 62/2024, è oggi in fase di sperimentazione in diverse province italiane e rappresenta un cambiamento importante per le persone con disabilità e le loro famiglie.
Per comprendere meglio cosa sta cambiando, il Ministero per le Disabilità ha pubblicato il manuale “Il progetto di vita”, una guida che spiega in modo chiaro le nuove modalità di valutazione della disabilità, l’organizzazione dei servizi e il funzionamento del nuovo Progetto di Vita.
La sperimentazione della riforma della disabilità durerà fino al 31 dicembre 2026. In questo periodo sono attesi ulteriori decreti, in particolare quelli che definiranno i nuovi criteri per l’invalidità civile.
Un nuovo modo di guardare alla disabilità
Uno degli elementi più rilevanti della riforma della disabilità 2024 è il cambio di prospettiva. Non si guarda più solo alla diagnosi o ai limiti, ma alla persona nel suo insieme: desideri, obiettivi, relazioni e contesto di vita.
La disabilità viene infatti considerata come il risultato dell’interazione tra la persona e l’ambiente. Questo significa che anche le barriere – fisiche, sociali e organizzative – diventano parte centrale nella valutazione e nella costruzione dei sostegni.
Per le famiglie che convivono con la distrofia muscolare di Duchenne e Becker, questo approccio riconosce che la qualità della vita non dipende solo dall’assistenza sanitaria, ma anche dall’accesso a scuola, lavoro, mobilità e partecipazione sociale.
Come cambia la valutazione della disabilità
La riforma introduce un nuovo percorso di valutazione della disabilità, più integrato rispetto al passato. La valutazione di base unifica e riorganizza strumenti già esistenti come l’invalidità civile, la legge 104/1992 e la legge 68/1999, con l’obiettivo di semplificare le procedure.
A questa si affianca una valutazione più ampia, che prende in considerazione la vita quotidiana della persona: il contesto familiare, le relazioni, le barriere e le risorse disponibili.
Questo passaggio è fondamentale perché consente di superare una lettura esclusivamente sanitaria e di costruire interventi più aderenti ai bisogni reali.
Il Progetto di Vita: cosa prevede
Il cuore della riforma della disabilità 2024 è il Progetto di Vita, uno strumento personalizzato e partecipato che definisce obiettivi e sostegni necessari per la persona.
Il Progetto di Vita non riguarda solo l’assistenza, ma tutti gli ambiti della quotidianità: scuola, lavoro, autonomia abitativa, mobilità, relazioni e tempo libero.
Si tratta di un cambio importante, perché sposta l’attenzione dalla presa in carico alla costruzione di percorsi di vita più completi e coerenti con i desideri della persona.
Il budget di progetto e l’organizzazione dei servizi
Un’altra novità introdotta dal Decreto Legislativo 62/2024 è il cosiddetto budget di progetto. Non si tratta di nuove risorse economiche, ma di un modo diverso di organizzare quelle esistenti, integrando servizi sanitari, sociali ed educativi.
L’obiettivo è superare la frammentazione dei servizi e costruire interventi più continui e personalizzati, in linea con il Progetto di Vita.
Per le famiglie, questo può tradursi in percorsi più chiari e coordinati, anche se molto dipenderà dalle risorse effettivamente disponibili nei territori.
Partecipazione e ruolo della persona
La riforma della disabilità mette al centro la partecipazione della persona. Il Progetto di Vita deve essere costruito insieme alla persona con disabilità, tenendo conto delle sue preferenze e dei suoi obiettivi.
Questo principio è particolarmente importante per le persone che convivono con Duchenne e Becker, perché riconosce il diritto a essere coinvolti nelle scelte che riguardano la propria vita, anche quando sono necessari supporti per esprimersi.
Opportunità e criticità della riforma della disabilità
La riforma della disabilità 2024 apre a cambiamenti significativi: maggiore integrazione tra servizi, attenzione alla qualità della vita e percorsi più personalizzati.
Allo stesso tempo restano alcune criticità. La reale efficacia del Progetto di Vita dipenderà dalle risorse economiche disponibili e dalla capacità dei servizi di lavorare in modo coordinato.
È su questi aspetti che si giocherà la possibilità di rendere la riforma davvero efficace per le persone e le famiglie.
Uno strumento per orientarsi nella riforma
In questa fase di sperimentazione, conoscere la riforma della disabilità è fondamentale per partecipare in modo consapevole ai percorsi che si stanno costruendo.
Il manuale rappresenta una guida utile per comprendere come funziona il nuovo sistema e quali strumenti saranno disponibili per le persone con disabilità e le loro famiglie.
Accesso a givinostat: stato dell’arte sulla prescrivibilità
La notizia della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della rimborsabilità per givinostat (Duvyzat) per il trattamento della distrofia muscolare di Duchenne (DMD) nei pazienti deambulanti dai 6 anni di età, in trattamento con corticosteroidi e a prescindere dal tipo di mutazione genetica, ha segnato una svolta importante per la nostra comunità, ma prima che il farmaco diventi a tutti gli effetti prescrivibile dai centri clinici ci sono ancora alcuni passaggi burocratici che devono essere completati e che coinvolgono innanzitutto le regioni e successivamente i centri prescrittori.
Vediamo insieme quali:
- individuazione dei centri che possono prescrivere il farmaco (centri prescrittori) – a cura delle singole Regioni;
- abilitazione del/i clinico/i prescrittore/i all’utilizzo del registro web AIFA*;
- stima da parte del clinico del numero di pazienti eleggibili al trattamento per stabilire il fabbisogno del farmaco del centro da inviare alla farmacia;
- invio da parte della farmacia di una richiesta di offerta di acquisto (in base al fabbisogno comunicato) all’azienda produttrice del farmaco;
- risposta alla farmacia richiedente con un’offerta a cura dell’azienda produttrice;
- avvio della procedura per approvvigionamento regionale e/o ospedaliero per l’acquisto del farmaco;
- conclusa la procedura di acquisto il farmaco può essere prescritto e dispensato.
In media, dopo l’individuazione dei centri prescrittori, le fasi successive sopra descritte impiegano all’incirca due mesi.
A seguire una tabella che fornisce le informazioni aggiornate sullo stato del percorso nelle singole regioni e per i singoli centri prescrittori. Le informazioni riportate si riferiscono alla situazione attuale che verrà aggiornata a mano a mano che arriveranno nuove informazioni.
Cosa devo fare se desidero richiedere l’avvio del trattamento con givinostat per mio figlio:
Controlla qui sotto se il tuo centro clinico di riferimento è tra quelli che hanno avviato la dispensazione. Nel caso in cui il centro risulti attivo, contatta il clinico di riferimento che segue tuo figlio per procedere con la valutazione dei criteri di accesso al trattamento.
Se il tuo centro clinico di riferimento è al di fuori della tua regione di residenza, una volta avviata la terapia, dopo una fase iniziale in cui il farmaco dovrà essere ritirato presso il centro di riferimento fuori regione, i ritiri successivi potranno essere fatti presso la struttura autorizzata più vicina al tuo domicilio.
| Identificazione dei centri prescrittori | Centri prescrittori | Possibilità di prescrizione e dispensazione regionale |
| Si |
|
No |
| Identificazione dei centri prescrittori | Centri prescrittori | Possibilità di prescrizione e dispensazione regionale |
| Si |
|
No |
| Identificazione dei centri prescrittori | Centri prescrittori | Possibilità di prescrizione e dispensazione regionale |
| Si |
|
No |
| Identificazione dei centri prescrittori | Centri prescrittori | Possibilità di prescrizione e dispensazione regionale |
| Si |
|
No |
| Identificazione dei centri prescrittori | Centri prescrittori | Possibilità di prescrizione e dispensazione regionale |
| Si | In Valutazione | No |
| Identificazione dei centri prescrittori | Centri prescrittori | Possibilità di prescrizione e dispensazione regionale |
| Si |
|
No |
| Identificazione dei centri prescrittori | Centri prescrittori | Possibilità di prescrizione e dispensazione regionale |
| Si |
|
No |
| Identificazione dei centri prescrittori | Centri prescrittori | Possibilità di prescrizione e dispensazione regionale |
| No | No | No |
| Identificazione dei centri prescrittori | Centri prescrittori | Possibilità di prescrizione e dispensazione regionale |
| Si |
|
No |
| Identificazione dei centri prescrittori | Centri prescrittori | Possibilità di prescrizione e dispensazione regionale |
| Si |
|
No |
| Identificazione dei centri prescrittori | Centri prescrittori | Possibilità di prescrizione e dispensazione regionale |
| No | No | No |
| Identificazione dei centri prescrittori | Centri prescrittori | Possibilità di prescrizione e dispensazione regionale |
| Si |
|
No |
| Identificazione dei centri prescrittori | Centri prescrittori | Possibilità di prescrizione e dispensazione regionale |
| Si |
|
No |
| Identificazione dei centri prescrittori | Centri prescrittori | Possibilità di prescrizione e dispensazione regionale |
| Si |
|
No |
| Identificazione dei centri prescrittori | Centri prescrittori | Possibilità di prescrizione e dispensazione regionale |
| Si |
|
No |
| Identificazione dei centri prescrittori | Centri prescrittori | Possibilità di prescrizione e dispensazione regionale |
| No | No | No |
| Identificazione dei centri prescrittori | Centri prescrittori | Possibilità di prescrizione e dispensazione regionale |
| No | No | No |
| Identificazione dei centri prescrittori | Centri prescrittori | Possibilità di prescrizione e dispensazione regionale |
| Si |
|
No |
| Identificazione dei centri prescrittori | Centri prescrittori | Possibilità di prescrizione e dispensazione regionale |
| No | No | No |
| Identificazione dei centri prescrittori | Centri prescrittori | Possibilità di prescrizione e dispensazione regionale |
| Si |
|
No |
* Il registro web AIFA o Registro di Monitoraggio AIFA è una piattaforma web dell’Agenzia Italiana del Farmaco che traccia l’uso di farmaci ad alto costo o innovativi, garantendo l’appropriatezza prescrittiva, monitorando l’efficacia reale (Real World Evidence) e gestendo la rimborsabilità. Consente di seguire il paziente nel suo percorso terapeutico e definire accordi economici con le aziende. I medici abilitati inseriscono i dati del paziente e della prescrizione, permettendo all’AIFA di monitorare i risultati clinici e gestire i rimborsi basati sui risultati.
28 Apr 2026
Crescere insieme: ritornano i gruppi siblings per il 2026
Crescere con un fratello o una sorella con disabilità è un’esperienza che segna profondamente, fatta di legami forti, responsabilità, ma anche di emozioni complesse che non sempre trovano spazio. Per questo Parent Project APS rinnova anche per il 2026 i gruppi di ascolto e confronto dedicati ai siblings dai 16 anni.
Si tratta di incontri online, guidati da Marica Pugliese, psicologa del Centro Ascolto Nazionale, pensati per offrire uno spazio sicuro in cui raccontarsi, condividere vissuti e confrontarsi con chi sta attraversando esperienze simili.
Per molti siblings, infatti, crescere accanto a un fratello o una sorella con disabilità significa sviluppare una grande sensibilità, ma anche confrontarsi con sentimenti contrastanti: senso di responsabilità, bisogno di attenzione, paura, ma anche orgoglio e amore profondo. Come racconta una sorella: «Ho sempre visto mio fratello prima della malattia», un modo semplice ma potente per descrivere un legame che va oltre ogni definizione.
Allo stesso tempo, non è raro sentirsi “in secondo piano” o avere la percezione di non poter esprimere fino in fondo le proprie difficoltà. Per questo il confronto tra pari diventa fondamentale: permette di riconoscersi, alleggerire il carico emotivo e dare valore a ciò che si prova.
I gruppi di confronto nascono proprio con questo obiettivo: creare uno spazio in cui ogni esperienza può essere accolta senza giudizio, favorendo il benessere psicologico, la comunicazione e la costruzione della propria identità. Negli anni, questi momenti hanno dimostrato quanto sia importante dedicare attenzione ai siblings, spesso meno visibili ma parte fondamentale dell’equilibrio familiare.
Calendario gruppi di confronto (aprile – dicembre 2026)
| Data | Orario |
|---|---|
| 20 aprile | 19:30 – 21:30 |
| 25 maggio | 19:30 – 21:30 |
| 6 luglio | 19:30 – 21:30 |
| 14 settembre | 19:30 – 21:30 |
| 26 ottobre | 19:30 – 21:30 |
| 14 dicembre | 19:30 – 21:30 |
Gli incontri sono gratuiti e si svolgono online su Zoom.
Per iscriversi: m.pugliese@parentproject.it
Teleconsulenze individuali per siblings
Accanto ai gruppi di confronto, Parent Project offre anche uno spazio individuale dedicato ai siblings. Le teleconsulenze rappresentano un’opportunità per approfondire il proprio vissuto in modo più personale, in un contesto riservato e protetto.
Gli incontri si svolgono online ogni giovedì, dalle 14:00 alle 17:00, e sono pensati per chi sente il bisogno di uno spazio di ascolto individuale, in cui poter esplorare emozioni, domande e difficoltà legate alla propria esperienza.
📩 Per prenotare: sibling@parentproject.it
Dare voce ai siblings, valorizzare il loro ruolo
Dare spazio ai siblings significa riconoscere il loro ruolo all’interno della famiglia e accompagnarli nel loro percorso di crescita. Non si tratta solo di offrire supporto, ma di costruire contesti in cui possano sentirsi visti, ascoltati e compresi.
Molti fratelli e sorelle raccontano di aver sviluppato nel tempo una forte empatia e una grande capacità di attenzione verso gli altri, ma anche di aver attraversato momenti di solitudine o difficoltà nel condividere ciò che provavano.
Offrire occasioni strutturate di ascolto e confronto permette di trasformare queste esperienze in risorse, rafforzando non solo il benessere individuale, ma anche le relazioni familiari.
I gruppi di Parent Project si inseriscono in questo percorso: uno spazio concreto, continuativo e accogliente, in cui i siblings possono uscire dall’invisibilità e trovare una comunità con cui crescere.
Progetto finanziato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. Avviso n. 2/2024 per il finanziamento di iniziative e progetti di rilevanza nazionale ai sensi dell’articolo 72 del decreto legislativo 3 luglio 2017, n. 117 e s.m.i. – anno 2024
“Progetto finanziato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. Avviso n. 2/2024 per il finanziamento di iniziative e progetti di rilevanza nazionale ai sensi dell’articolo 72 del decreto legislativo 3 luglio 2017, n. 117 e s.m.i. – anno 2024”
I Caffè della Becker: uno spazio per incontrarsi, condividere, costruire insieme
Ci sono momenti in cui fermarsi, ascoltare e confrontarsi fa davvero la differenza.
I Caffè della Becker nascono proprio da qui: dal desiderio di creare uno spazio informale ma significativo, dove giovani adulti con distrofia muscolare di Becker (BMD), possano incontrarsi, raccontarsi e sentirsi parte di una comunità.
Non si tratta solo di appuntamenti, ma di occasioni per scambiarsi esperienze, fare domande, trovare nuove prospettive e, soprattutto, riconoscersi nelle storie degli altri. In un clima accogliente e aperto, ogni incontro diventa un momento di crescita condivisa.
Anche nel 2026 tornano i Caffè della Becker: un ciclo di incontri online dedicati ai giovani adulti con BMD dai 16 anni in su, pensato per continuare a rafforzare la comunità e offrire spazi di confronto, conoscenza e supporto reciproco.
Grazie al contributo di esperti e relatori esterni, affronteremo insieme temi importanti per la vita quotidiana delle persone con BMD: dalla gestione della patologia agli aspetti sociali, relazionali e lavorativi, lasciando sempre spazio al dialogo e alla condivisione.
Il calendario degli incontri 2026
| Venerdì 30 gennaio 2026 17:30 – 19:00 |
2026: il percorso continua!
Giada Perinel |
| Sabato 28 febbraio 2026 | Laboratorio di idee, bisogni ed emozioni per costruire insieme la nostra prima conferenza internazionale sulla BMD
Giada Perinel e Marica Cescato |
| Venerdì 27 marzo 2026 17:30 – 19:00 |
Vivere all’estero con la BMD: esperienze di studio, lavoro e autonomia fuori dall’Italia
Antonio Bellon e Giada Perinel |
| Mercoledì 22 aprile 2026 17:30 – 19:00 |
Ausili ed emozioni: quali sono le nostre esperienze?
Giada Perinel e gruppo |
| Venerdì 22 maggio 2026 17:30 – 19:00 |
La condivisione della diagnosi nel contesto lavorativo e sociale
Anna Petruzza e Giada Perinel |
| Mercoledì 17 giugno 2026 17:30 – 19:00 |
Diritti, tutele e riconoscimenti: orientarsi tra invalidità, esenzioni e pratiche burocratiche
Carlo Giacobini e Carlotta Falaschi |
| Venerdì 10 luglio 2026 17:30 – 19:00 |
Le emozioni della BMD tra vergogna, immagine di sé e vissuto personale
Sara Billai e Giada Perinel |
| Mercoledì 23 settembre 2026 17:30 – 19:00 |
La relazione con il proprio corpo: BMD tra visibile e nascosto
Vittorio Montixi e Giuseppe Giardina |
| Venerdì 16 ottobre 2026 17:30 – 19:00 |
Ausili e autonomia: strumenti, adattamenti e tecnologie per la vita quotidiana
Fabio Ferraris – Handytech e Cristina Bella |
| Mercoledì 18 novembre 2026 17:30 – 19:00 |
Orientarsi e comunicare nel mondo del lavoro con la Becker
Carlo Giacobini e Valeria Schiesaro |
| Venerdì 4 dicembre 2026 17:30 – 19:00 |
Fisioterapia, attività fisica e strategie per il benessere
Cristina Bella |
Ogni incontro sarà dedicato a un tema specifico, costruito a partire dagli interessi e dai bisogni emersi nel tempo all’interno della comunità, con momenti di confronto aperto e partecipazione attiva.
Come partecipare
La partecipazione agli incontri è gratuita.
Per ricevere informazioni, iscriversi e ottenere il link di partecipazione, è possibile contattare il proprio CAD di riferimento oppure scrivere a: g.perinel@parentproject.it
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Un invito aperto alla comunità
I Caffè della Becker sono uno spazio aperto, in cui non è necessario “sapere già”, ma solo avere voglia di esserci.
Un luogo in cui condividere esperienze, confrontarsi con altri ragazzi e continuare a costruire insieme nuove prospettive sulla vita con la BMD.
Ti aspettiamo.
Progetto finanziato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. Avviso n. 2/2024 per il finanziamento di iniziative e progetti di rilevanza nazionale ai sensi dell’articolo 72 del decreto legislativo 3 luglio 2017, n. 117 e s.m.i. – anno 2024
“Progetto finanziato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. Avviso n. 2/2024 per il finanziamento di iniziative e progetti di rilevanza nazionale ai sensi dell’articolo 72 del decreto legislativo 3 luglio 2017, n. 117 e s.m.i. – anno 2024”
Sessualità e affettività: calendario 2026 dei gruppi di confronto
Nel 2026 tornano i gruppi di confronto su sessualità e affettività, un percorso online dedicato a ragazzi e adulti con distrofia muscolare di Duchenne e Becker, a partire dai 16 anni.
Gli incontri sono gratuiti e rappresentano uno spazio di dialogo, condivisione e approfondimento su temi centrali per la crescita personale, relazionale e identitaria.
Calendario 2026 gruppi sessualità e affettività
| Data | Orario |
|---|---|
| Mercoledì 25 marzo | 16:30 – 18:30 |
| Giovedì 23 aprile | 16:00 – 18:00 |
| Giovedì 28 maggio | 16:00 – 18:00 |
| Giovedì 25 giugno | 16:00 – 18:00 |
| Giovedì 23 luglio | 16:00 – 18:00 |
| Giovedì 24 settembre | 16:00 – 18:00 |
📩 Per partecipare ai gruppi di confronto su sessualità e affettività: m.pugliese@parentproject.it
Gruppi di confronto su sessualità e affettività: uno spazio di dialogo
I gruppi di confronto su sessualità e affettività offrono uno spazio strutturato e rispettoso in cui:
- condividere esperienze personali
- confrontarsi con altri ragazzi
- approfondire temi legati alle relazioni e alla sessualità
- sviluppare maggiore consapevolezza
Gli incontri sono guidati da un’équipe multidisciplinare e si svolgono online, per facilitare la partecipazione da tutta Italia.
Teleconsulenze su affettività e sessualità
Accanto ai gruppi, è attivo anche uno spazio di teleconsulenza dedicato all’affettività e alla sessualità.
Un’opportunità per confrontarsi in modo più individuale su domande, esperienze o aspetti personali, con il supporto di professionisti esperti. Uno spazio pensato per approfondire temi legati alle relazioni, alla consapevolezza di sé e alla propria dimensione affettiva.
🗓️ Ogni lunedì, dalle 14:00 alle 17:00
📩 Per partecipare: affettivita@parentproject.it
Perché partecipare ai gruppi e alle teleconsulenze su affettività e sessualità
Partecipare ai gruppi e alle teleconsulenze su affettività e sessualità significa prendersi uno spazio per riflettere, fare domande e costruire consapevolezza.
I gruppi offrono un contesto di confronto tra pari, dove condividere esperienze e punti di vista. Le teleconsulenze, invece, permettono di approfondire in modo più individuale aspetti personali, con il supporto di professionisti esperti.
Sessualità e affettività sono dimensioni centrali nella vita di ogni persona: poterle esplorare in modo aperto e informato contribuisce a sviluppare strumenti utili per vivere relazioni in modo autentico, consapevole e rispettoso.
Queste opportunità nascono per valorizzare l’autodeterminazione, promuovere il dialogo e offrire spazi in cui ogni esperienza possa trovare ascolto.
“Progetto finanziato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. Avviso n. 2/2024 per il finanziamento di iniziative e progetti di rilevanza nazionale ai sensi dell’articolo 72 del decreto legislativo 3 luglio 2017, n. 117 e s.m.i. – anno 2024”
La Cerimonia di Apertura della XXIII Conferenza Internazionale sulla distrofia muscolare di Duchenne e Becker
La XXIII Conferenza Internazionale di Parent Project APS sulla distrofia muscolare di Duchenne e Becker, che si è svolta a Roma dal 27 febbraio al 1° marzo, si è aperta con una cerimonia capace di unire parole, musica e storie.
Sul palco l’attore Emiliano Ottaviani, accompagnato al violino dalla musicista Roberta Vaino, ha dato voce a un testo intenso e profondamente personale, costruito attraverso frammenti di memoria, riflessioni e traiettorie.
Al centro della cerimonia, le parole di quattro ragazzi della comunità di Parent Project: Luca Buccella, Daniele Carocci, Giuseppe Lanzillotti e Jacopo Verardo. Sono stati loro a scrivere il testo portato in scena durante l’apertura della Conferenza.
Attraverso i loro contributi hanno scelto di condividere ricordi, episodi di vita, pensieri sul presente e sguardi rivolti al futuro. Ne è nato un racconto corale fatto di esperienze, relazioni, sogni e autodeterminazione.
La lettura di Emiliano Ottaviani, accompagnata dal violino di Roberta Vaino, ha trasformato queste parole in un momento di ascolto collettivo che ha aperto i lavori della Conferenza mettendo al centro ciò che rende questa comunità così viva: le persone, le loro storie e il desiderio di costruire insieme nuove traiettorie di cambiamento.
La Cerimonia di Apertura ha rappresentato così l’inizio simbolico di tre giorni di incontri, confronto e condivisione che hanno visto riunirsi famiglie, ricercatori, clinici, rappresentanti delle istituzioni e delle aziende impegnate nel campo della ricerca.
Il testo della Cerimonia di Apertura
Di seguito riportiamo il testo integrale della Cerimonia di Apertura, scritto da Luca Buccella, Daniele Carocci, Giuseppe Lanzillotti e Jacopo Verardo e interpretato durante la Conferenza da Emiliano Ottaviani, con l’accompagnamento musicale al violino di Roberta Vaino.
Non ricordo il momento della mia diagnosi.
Ero molto piccolo, avevo due, tre, forse cinque anni.
Questo momento lo vivono molto di più i genitori e la famiglia.
Io so solo che la distrofia muscolare di Duchenne è entrata nella mia vita così presto che non c’è stato un “prima”. È sempre stata lì.
Un po’ come un coinquilino con cui convivo da quando ho memoria.
La mia infanzia è stata serena. Normale.
Ero un bambino curioso, con tanti interessi. Andavo alle feste di compleanno, stavo con i miei amici, praticavo sport, nuotavo, partecipavo ai centri estivi. Trovavo sempre il modo di adattare le attività alla mia forza fisica e alle mie possibilità. Avevo anche un quad a motore. Lo adoravo. Mi faceva sentire libero, veloce, vivo.
Dopo qualche tempo sono iniziate le prime terapie e le visite fuori casa che ho affrontato giornalmente grazie anche all’aiuto e al supporto della mia famiglia. Certo era molto pesante per un bambino della mia età ma durante tutti gli anni che ho passato facendo terapia e riabilitazione la cosa che mi è rimasta più viva è il ricordo delle attenzioni che ricevevo, mio nonno che mi portava la merenda e poi mi accompagnava a fare le visite.
Sono cresciuto sapendo di avere una patologia genetica, senza segreti, senza mezze verità. La mia famiglia mi ha sempre raccontato tutto: le difficoltà, sì, ma anche le possibilità. Mi hanno spiegato cosa stava succedendo, passo dopo passo, seduti a tavola, con calma, senza pianti, senza paura. Questo mi ha insegnato una cosa fondamentale: vivere il presente, un giorno alla volta. E questo ha fatto la differenza.
Perché quando intorno a te vedi serenità, impari a non avere paura di te stesso.
Sapevo che prima o poi avrei smesso di camminare.
Ma non era una tragedia annunciata. Era una possibilità concreta, con cui convivevo. Anche grazie a Parent Project, ho conosciuto presto ragazzi più grandi di me. Ragazzi in carrozzina. E, lo dico senza vergogna, me ne sono innamorato. Di quelle carrozzine elettriche, della libertà che davano. E quando ho iniziato a usare la carrozzina, non è stato un trauma. Anzi.
Ricordo ancora l’entusiasmo. La possibilità di muovermi senza cadere, senza fatica.
La carrozzina non era una prigione. Era libertà. Era autonomia. Era velocità.
Qualcuno dice che siamo “costretti” in carrozzina.
La verità è che la carrozzina sono le mie gambe.
Questo l’ho capito io ma non sempre tutte le persone intorno a me.
Alle elementari le cose andavano bene. I miei compagni mi avevano visto crescere, avevano visto il mio corpo cambiare. E continuavano a trattarmi come uno di loro. L’immagine che avevano di me era del bambino simpatico con una buffa camminata.
Alle medie, invece, qualcosa si è rotto.
Non sempre per cattiveria.
Spesso per ignoranza.
Le esclusioni sono diventate più frequenti: feste a cui non venivo invitato, serate saltate “perché ci sono le scale”, sguardi che iniziavano a fermarsi più sulla carrozzina che su di me.
È lì che ho iniziato a capire che il mondo esterno mi vedeva come diverso.
Alle medie, ho iniziato anche a scontrarmi con le istituzioni, cominciando a scoprire che l’abilismo caratterizzava tutta la società. Mi sono iscritto a un laboratorio teatrale organizzato dalla scuola. Ero pieno di entusiasmo, e speravo di vivere un’esperienza divertente e liberatoria. Ho sostenuto i provini di canto e recitazione come tutti, convinto che mi avrebbero dato un ruolo vero, qualcosa che mi permettesse di stare sul palco insieme agli altri.
Poi sono state assegnate le parti. A me un ruolo minuscolo, ridotto a pochissime battute. Ma il problema non era quello: era il motivo. Siccome il palco non era accessibile, decisero che avrei recitato dal basso, seduto tra il pubblico, come un elemento a parte, messo ai margini fin dall’inizio.
Protestai, chiedendo almeno una rampa. La risposta fu che era “impossibile” e “troppo costoso” e che avrei dovuto saperlo. A quel punto pensai di abbandonare il laboratorio ma le minacce di insufficienza in pagella mi fecero cedere. Il giorno dello spettacolo, mentre gli altri salivano sul palco per gli applausi, io rimasi al mio posto, consapevole che non mi consideravano davvero parte della compagnia.
Da allora non ho più recitato. Ho continuato a lavorare dietro le quinte e lì ho trovato soddisfazioni enormi, ma quell’episodio è rimasto come una cicatrice sulla mia pelle.
Quel giorno ho capito cos’è l’abilismo.
Non urlava. Non insultava.
Semplicemente mi metteva al margine.
Da allora ho iniziato a riconoscerlo ovunque.
Abilismo è ogni volta che mi sono ritrovato davanti ad un edificio con barriere architettoniche in occasione di eventi a cui volevo partecipare o a cui ero stato invitato.
Abilismo è ogni volta che nei bar e nei ristoranti si sono rivolti ai miei genitori per l’ordinazione.
Abilismo è ogni volta che medici, infermieri e tecnici si sono rivolti ai miei genitori e familiari riguardo a delle scelte che riguardavano me senza considerarmi minimamente.
Abilismo è ogni volta che molti miei coetanei mi hanno fatto sentire sbagliato e inadeguato perché non potevo fare tutto quello che loro invece potevano.
Abilismo sono le signore che mi accarezzano la mano o la testa
Abilismo sono le persone che si appoggiano sul mio joystick: tempo fa una signora ha rischiato di farsi investire e di buttarmi giù dalle scale.
Abilismo sono le persone che per parlarmi, mi urlano all’orecchio come se fossi sordo.
Quando utilizzavo la carrozzina manuale, le persone mi prendevano e mi spostavano, come se fossi un sacchetto della spazzatura.
E poi ci sono le frasi dette con aria di complimento:
“Se fossi al tuo posto non ce la farei.”
“Se ce l’hai fatta tu, possono farcela tutti.”
“Sei un eroe.”
“Poverino.”
No.
Io non sono un eroe.
Non sono un poverino.
Non sono un esempio motivazionale.
Sono una persona.
Sono un figlio, un fratello, un amico.
Sono uno studente universitario. Prendo il treno da solo. Vivo fuori casa. Esco con gli amici. Mi innamoro, soffro, sbaglio.
Ho sogni, desideri, passioni.
La mia disabilità fa parte di me.
Ma non mi definisce.
Non rende la mia vita meno degna di essere vissuta.
Non odio la Duchenne.
La Duchenne non è una persona, un essere vivente o uno spirito maligno. È semplicemente il nome della condizione genetica con cui sono nato. Se il mio cromosoma X fosse stato diverso, io non sarei nemmeno esistito.
Per me, essere consapevole della mia disabilità, appartenere alla “minoranza” più numerosa al mondo, non significa essere felice delle mie limitazioni fisiche o dei miei problemi di salute in quanto tali, ma vivere la mia vita senza nascondermi o vergognarmi della mia condizione, rivendicare il mio diritto a esistere ed essere felice, rifiutare il pietismo e lo stigma sociale associati alla disabilità, ricordare tutti coloro che ci hanno aperto la strada con le loro lotte e combattere tutti i tipi di discriminazione perpetrati dalla società.
Io non sono costretto su una sedia a rotelle: la sedia a rotelle è “le mie gambe” e mi permette di muovermi indipendentemente.
Io non sono attaccato a un respiratore: il respiratore prolunga la mia aspettativa di vita e sono grato della sua esistenza.
Io non sono costretto a dipendere da farmaci per sopravvivere: prendere quei farmaci è stata una mia scelta e sono vivo grazie a essi.
Io non sono un “fardello che grava sulla propria famiglia”. Sono un figlio, un fratello, un cugino, un nipote e uno zio.
I miei amici non sono degli eroi ad aver scelto di frequentarmi: si sono avvicinati a me per passioni comuni, nessuna delle quali riguarda la mia disabilità.
La mia vita non è indegna di essere vissuta: è una vita piena, con alti e bassi, con passioni e interessi, con amicizie, legami e affetti, come quella di chiunque altro. E soprattutto, solo io posso decidere cosa farne.
La mia vita non è una linea retta.
È una curva irregolare, pulsante, viva.
Come un’onda, un elettrocardiogramma.
E se oggi siamo qui, è perché crediamo che quest’onda meriti spazio.
Non compassione.
Non silenzio.
Ma ascolto. E futuro.
Luca Buccella, Daniele Carocci, Giuseppe Lanzillotti e Jacopo Verardo
Givinostat: AIFA approva la rimborsabilità
Alla vigilia della nostra XXIII Conferenza Internazionale, siamo molto felici di condividere un aggiornamento diffuso oggi da AIFA tramite comunicato stampa: l’Agenzia ha approvato la rimborsabilità di 6 nuovi farmaci, tra cui Duvyzat (givinostat), indicato per pazienti deambulanti dai 6 anni in trattamento con corticosteroidi. Questo rappresenta un traguardo importantissimo per la comunità.
Concretamente al momento per i pazienti tutto rimane invariato fino alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, prevista nelle prossime settimane, che avvierà le fasi successive per l’accesso al farmaco nelle singole regioni.
Maggiori informazioni saranno comunicate non appena disponibili. Non mancherà anche l’occasione di parlarne di persona in Conferenza, insieme a Riccardo Masson e Luca Bello, nella sessione sulle strategie per i difetti secondari, prevista domenica 1 marzo alle 9:40.
Sila X Duchenne: tra Sport e Natura
Save the date | Sila X Duchenne tra Sport e Natura
Dal 10 al 12 luglio a Camigliatello Silano, il Parco Nazionale della Sila ospiterà Sila X Duchenne: tra Sport e Natura, un evento che unisce sport outdoor, natura e solidarietà, promosso da ASD Sila Sports Adventure in collaborazione con Parent Project.
Tre giorni aperti a sportivi, famiglie che convivono con la distrofia muscolare di Duchenne e Becker e appassionati di natura, per vivere il territorio in modo attivo e condiviso e sostenere la ricerca e i progetti dedicati alle persone che convivono con la Distrofia Muscolare di Duchenne e Becker.
Un’esperienza che nasce da un cammino condiviso
Sila X Duchenne nasce da un percorso che Parent Project ha iniziato negli ultimi anni insieme alla propria comunità. L’esperienza di Dolomiti X Duchenne ci mostra quanto lo sport e la montagna diventino ogni anno spazi di incontro, di racconto e di partecipazione, capaci di tenere insieme movimento, relazioni e impegno solidale. Sulle Dolomiti abbiamo imparato che non conta la performance, ma il percorso; che il valore sta nel farlo insieme; che vivere la natura può essere un modo concreto per parlare di diritti, ricerca e inclusione.
Proprio da qui nasce la scelta di portare questo format anche in Sila. Per essere più vicini a chi, per distanza o condizioni, non può raggiungere le Dolomiti. Per aprire nuove strade, senza perdere il senso del cammino.
L’iniziativa si incontra e unisce con un format già sperimentato con successo negli anni precedenti da ASD Sila Sports Adventure: il Sila Bike Summer Fest, le cui passate edizioni, dal 2023 al 2025, hanno visto una partecipazione ampia di sportivi, famiglie e visitatori, suscitando grande interesse per le attività outdoor e per le eccellenze locali.
Sport, natura e inclusione: un equilibrio possibile
Durante Sila X Duchenne, il Parco Nazionale della Sila diventa lo sfondo e allo stesso tempo il protagonista di tre giorni da vivere con passione.
Protagonista indiscusso dell'evento sarà il cicloraduno in mountain bike, aperto a ciclisti amatoriali e professionisti. Un gesto sportivo che diventa solidale: per partecipare, è sufficiente un gesto solidale che sostiene la ricerca sulla distrofia muscolare di Duchenne e Becker e le attività quotidiane di supporto alle famiglie di Parent Project, trasformando la propria partecipazione in un momento di condivisione e di supporto concreto.
Affianco al cicloraduno, inoltre, si potrà camminare lungo sentieri accompagnati da guide ambientali, si pedalerà tra boschi e strade di montagna, si scopriranno luoghi di straordinario valore naturalistico come la Riserva FAI I Giganti della Sila. Ci saranno attività pensate per bambini e famiglie, momenti dedicati alla scoperta del territorio e spazi di incontro aperti a tutti.
Stare insieme, raccontarsi, sostenere
Sila X Duchenne non è solo un programma di attività. È uno spazio di relazione.
Accanto allo sport, ci saranno momenti di condivisione, come le cene solidali, e occasioni per ascoltare storie, esperienze e voci della comunità Duchenne e Becker. Racconti che parlano di vita quotidiana, di bisogni, di ricerca e di futuro, e che aiutano a costruire una narrazione più giusta e lontana da stereotipi.
Perché esserci
Essere a Sila X Duchenne significa scegliere di attraversare la natura con rispetto, sostenere una comunità che crede nella ricerca e nei diritti, contribuire a una cultura più inclusiva e accessibile.
Significa anche scoprire la Sila come luogo vivo, accogliente, capace di mettere in relazione persone, territori e storie diverse.
Save the date
📍 Camigliatello Silano (CS)📅 10 – 11 – 12 luglio 2026
Resta aggiornato per sapere come partecipare all'evento: le iscrizioni si apriranno a breve!
👉 Segna la data e preparati a vivere tre giorni di sport, natura e solidarietà insieme a Parent Project.

