Federico Ferraro è un volontario storico di Parent Project, presente e attivo fin dagli inizi della vita associativa. È presidente della compagnia teatrale “La favola di Ernesto – Parent Project Team”, che dal 2000 coordina l’annuale spettacolo di Natale dedicato alla onlus, a cura degli Ufficiali giudiziari di Roma.
Un impegno che dura da 17 anni, e che ha portato Federico a contatto con la realtà della comunità Duchenne e Becker e, più in generale, con persone che convivono con una disabilità. Un tema rispetto al quale la sua sensibilità si è fatta sempre più forte, fino ad ispirargli l’ideazione di un romanzo.
Come è nato «Tu la mia rinascita»?
Ora sono in pensione, ma ho lavorato per 44 anni come ufficiale giudiziario. Una professione difficile, che mi ha portato spesso a contatto con realtà delicate da gestire. In svariate occasioni, per esempio, mi è successo di dover eseguire sfratti che coinvolgevano anche persone disabili. In queste situazioni ho cercato di usare tutte le cautele possibili, ma ero comunque vincolato al mio dovere istituzionale. Nonostante i tanti anni di esperienza, è difficile fare l’abitudine a situazioni molto dure, e ne venivo colpito. Nel frattempo, a partire dal 2000 ho iniziato ad occuparmi con Gianni Buontempi dello spettacolo di Natale annuale dedicato a Parent Project e, quindi, ad impegnarmi concretamente per sostenere la ricerca e le iniziative dell’associazione per migliorare la qualità della vita di chi convive con una realtà complessa come quella della comunità Duchenne e Becker.
Mi sono sentito sempre più vicino alle storie di queste persone, ma mi sono reso conto di non essermi mai del tutto immedesimato nel vissuto, nei pensieri e nei sentimenti di chi, per le circostanze più diverse, convive con una forma di disabilità. Da qui è nata l’idea che poi ho sviluppato nel libro: quella di mettermi nei panni di una persona disabile.
Qual è la storia che racconta?
Il protagonista è Walter, 43 anni, un professionista affermato che, finalmente, dopo averlo cercato a lungo, trova l’amore. La convivenza con Catia, il matrimonio, la nascita di un figlio. E poi un incidente, in seguito al quale tutta la sua prospettiva si ribalta. Walter inizia ad utilizzare la carrozzina, e fatica molto ad assimilare questo cambiamento. Sente su di sé gli sguardi della gente, si sente commiserato e cade in una profonda depressione. Il percorso che ha intrapreso con i medici e con lo psicologo sembrano non aiutarlo a superare questo periodo di crisi. Poi, in un incontro/scontro fortuito, per strada, Walter si imbatte in una giovane cieca, Tiziana. Tra i due nascerà una intensa relazione di amicizia. Tiziana ha elaborato una consapevolezza di sé ed una sensibilità relativa alla sua diversa abilità, che permetteranno al protagonista di risollevarsi a sua volta. La sua situazione medica migliorerà, ma questa esperienza gli lascerà uno sguardo diverso sulla vita.
Qual è il messaggio che desidera trasmettere?
Il significato profondo della storia che ho voluto raccontare è che tutti siamo prima di tutto Persone. Qualunque sfida o circostanza ci riservi il destino, a tutti è dovuto lo stesso rispetto e tutti abbiamo lo stesso diritto di vivere appieno la nostra vita, che è fatta anche di bellezza e di solidarietà.
Il libro, pubblicato dalla casa editrice Aracne, verrà presentato il 23 giugno, alle ore 17.45, presso il Green Park Hotel – largo Mossa, 4, a Roma. Sarà disponibile in libreria e in formato e-book.
Per maggiori informazioni e per acquistare il libro, è possibile consultare il sito della casa editrice – http://www.aracneeditrice.it/aracneweb/index.php/pubblicazione.html?item=9788825502237 .
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