Pubblicato il giorno: lun, 2 Ott 2017

Un nuovo test per identificare e quantificare la distrofina direttamente dal sangue e dalle urine  

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Mettere a punto una nuova metodica per monitorare la presenza della proteina distrofina partendo da semplici campioni di sangue e urine dei pazienti Duchenne e Becker. È questo l’obiettivo del nuovo progetto per la DMD e BMD condotto da Alessandra Ferlini e finanziato da Parent Project Onlus.

di Francesca Ceradini

 

Con il costante incremento di nuovi approcci terapeutici sperimentali per la distrofia muscolare di Duchenne e Becker è sempre più urgente l’esigenza di avere a disposizione dei biomarcatori (biomarker in linguaggio tecnico scientifico) specifici per la patologia che possano essere facilmente misurati e monitorati. I biomarker sono quelle molecole, normalmente presenti nel nostro organismo (tessuti, cellule, sangue, urine o saliva), che possono essere utilizzate come indicatori di specifici processi patologici, permettendo di identificare il tipo di malattia e lo stadio di progressione, o di verificare l’efficacia di un trattamento farmacologico.

Nel caso della DMD e BMD il biomarker per eccellenza è la distrofina – proteina assente nei muscoli dei pazienti Duchenne e ridotta in quelli dei pazienti Becker – la sua quantificazione comporta però una biopsia muscolare, intervento invasivo e sempre più in disuso. Un altro importante biomarker diagnostico è la creatin chinasi (CK), elevati livelli nel sangue indicano un danno muscolare, ma non è un biomarcatore specifico perché può essere indice anche di altre patologie neuromuscolari diverse dalla DMD e BMD. Ad oggi, la mancanza di un biomarker specifico e facilmente misurabile ha ostacolato la pianificazione di un programma di screening diagnostico neonatale per la Duchenne.

Il progetto dal titolo “Utilizzo di saggi immuno-specifici per lo screening della proteina distrofina per strategie di screening neonatale”, ideato e condotto dal gruppo di ricerca di Alessandra Ferlini dell’Università di Ferrara, ha l’obiettivo di mettere a punto una nuova metodica per poter identificare e quantificare la distrofina partendo da campioni di sangue e urine dei pazienti Duchenne e Becker, e non più da campioni di tessuto muscolare. Una metodica che, se validata, potrebbe diventare un innovativo strumento non solo per lo screening diagnostico neonatale ma  anche per il monitoraggio dell’efficacia di terapie sperimentali. Il progetto, finanziato da Parent Project Onlus per un costo totale di 44.000 Euro, è stato avviato a settembre e avrà la durata di un anno.

Una serie di studi hanno mostrato che nei pazienti DMD il danno muscolare provoca un rilascio di alcune proteine dal tessuto muscolare scheletrico nel flusso sanguigno, proteine che saranno successivamente espulse nelle urine. Studi preliminari effettuati dal gruppo di ricerca di Ferrara hanno dimostrato che questo è vero anche per la distrofina. Utilizzando uno specifico anticorpo è stata rilevata la presenza di distrofina nel sangue (sia nel plasma che nel siero) di pazienti Duchenne, Becker e donne portatrici.

Il progetto sarà quindi focalizzato a confermare questi dati utilizzando un maggior numero di campioni. Lo studio sarà condotto mediante saggi immunologici, con due diversi anticorpi specifici per la distrofina, su campioni di plasma e di urine di 140 individui. In particolare verranno testati i fluidi di 20 pazienti DMD, 20 pazienti BMD, 50 individui sani e 50 pazienti affetti da una patologia neuromuscolare indipendente dalla distrofina. L’obiettivo primario di questo studio pilota è quindi di testare questa nuova metodica, semplice e dai costi ridotti, per l’identificazione della distrofina nel sangue e nelle urine e, soprattutto, di valutare la sua potenzialità nel discriminare con precisione le quantità di distrofina tra pazienti Duchenne, pazienti Becker, individui sani e pazienti affetti da altri tipi di distrofie muscolari.

Avere a disposizione una metodica di questo genere vorrebbe dire fare un importante passo in avanti nel campo dei biomarker per la DMD e BMD, e aprire nuovi spiragli nell’ambito della diagnosi neonatale e della valutazione dell’efficacia di nuove terapie sperimentali nei trial clinici.

 

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